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Accessibilità dei siti web ed EAA come orientarsi senza complicarsi la vita

Accessibilità dei siti web ed EAA: come orientarsi senza complicarsi la vita

Scritto da Sergio Pinna il

15/05/2026

Parlare di accessibilità dei siti web oggi non significa più affrontare un tema “solo tecnico” o riservato alla Pubblica Amministrazione. Significa chiedersi una cosa molto concreta: il mio sito può essere usato facilmente anche da chi ha difficoltà visive, motorie, cognitive, uditive o utilizza tecnologie assistive?

Con l’arrivo dell’European Accessibility Act, spesso abbreviato in EAA, il tema è diventato ancora più importante anche per molte realtà private, soprattutto per chi offre servizi digitali, e-commerce, servizi bancari, trasporto, comunicazione elettronica, e-book o altri servizi rivolti ai consumatori. L’EAA nasce per rendere più uniformi le regole di accessibilità nell’Unione Europea e riguarda prodotti e servizi ritenuti essenziali, tra cui anche l’e-commerce.

Perché l’accessibilità non è solo una questione normativa

Quando si pensa all’accessibilità, spesso si immagina una lista di obblighi da rispettare per evitare problemi. In realtà, il punto di partenza dovrebbe essere diverso.

Un sito accessibile è un sito più semplice da usare per tutti.

È più leggibile, più ordinato, più chiaro, più navigabile. Aiuta una persona che usa uno screen reader, ma anche chi consulta il sito dal telefono sotto il sole. Aiuta chi ha difficoltà motorie, ma anche chi sta compilando un modulo di fretta. Aiuta chi ha problemi di vista, ma anche chi semplicemente non capisce dove cliccare perché i pulsanti sono poco evidenti.

In altre parole, l’accessibilità non migliora soltanto l’esperienza delle persone con disabilità. Migliora la qualità generale del sito.

Che cos’è l’EAA, spiegato in modo semplice

L’European Accessibility Act è una direttiva europea che introduce requisiti comuni di accessibilità per determinati prodotti e servizi. In Italia è stata recepita con il Decreto Legislativo 27 maggio 2022, n. 82, pubblicato in Gazzetta Ufficiale, che attua la Direttiva UE 2019/882 sui requisiti di accessibilità dei prodotti e dei servizi.

Il decreto italiano stabilisce che i requisiti di accessibilità si applicano a prodotti e servizi immessi sul mercato a partire dal 28 giugno 2025. Tra i servizi coinvolti rientrano, fra gli altri, servizi di comunicazione elettronica, servizi legati ai media audiovisivi, alcuni servizi di trasporto passeggeri, servizi bancari per consumatori, e-book e servizi di commercio elettronico.

Questo non significa automaticamente che ogni piccolo sito vetrina debba essere trattato allo stesso modo di una grande piattaforma bancaria o di un e-commerce complesso. Però significa che ogni azienda dovrebbe iniziare a farsi una domanda seria: il mio sito offre un servizio digitale al pubblico? Vende prodotti? Permette prenotazioni, pagamenti, registrazioni, acquisti o accesso a documenti importanti?

Se la risposta è sì, l’accessibilità non può più essere considerata un dettaglio.

Quali siti web devono prestare più attenzione

Il caso più immediato è quello degli e-commerce. Un sito che permette a un consumatore di scegliere un prodotto, aggiungerlo al carrello, pagare e concludere un acquisto deve essere progettato in modo accessibile.

Questo riguarda tanti elementi pratici:

la navigazione del menu, le schede prodotto, i filtri, il carrello, i pulsanti, il checkout, i messaggi di errore, i metodi di pagamento, le email automatiche e gli eventuali documenti scaricabili.

Ma non ci sono solo gli e-commerce. Anche un sito che offre servizi digitali, prenotazioni, aree riservate, moduli di richiesta, documenti PDF o procedure online dovrebbe essere valutato con attenzione.

Il Decreto Legislativo 82/2022 definisce anche il servizio di commercio elettronico come servizio fornito a distanza tramite siti web o servizi mobili, per via elettronica e su richiesta individuale di un consumatore, al fine di concludere un contratto di consumo.

L’accessibilità non si risolve con un pulsante magico

Uno degli errori più comuni è pensare che basti installare un plugin, un widget o una piccola barra laterale con qualche opzione grafica per “rendere accessibile” un sito.

Questi strumenti possono anche offrire alcune funzioni utili, ma non risolvono il problema alla radice.

Se un sito ha titoli organizzati male, contrasti insufficienti, pulsanti senza etichette chiare, form difficili da compilare, pop-up non navigabili da tastiera o immagini senza testo alternativo, un semplice widget non basta.

L’accessibilità va progettata nella struttura del sito, nel codice, nei contenuti e nell’esperienza utente.

È un po’ come la SEO: non basta aggiungere un plugin SEO per avere automaticamente un sito ben posizionato. Il plugin aiuta, ma servono contenuti, struttura, prestazioni, ordine e strategia.

Da dove partire per adeguare un sito

Il modo migliore per orientarsi è partire da una verifica concreta, senza farsi prendere dal panico.

La prima cosa da fare è capire che tipo di sito abbiamo davanti. Un blog personale, un sito vetrina, un e-commerce, una piattaforma di prenotazione e un portale bancario non hanno lo stesso livello di complessità.

Poi bisogna analizzare le pagine principali:

home page, pagina contatti, pagine servizio, schede prodotto, carrello, checkout, area riservata, moduli, PDF, cookie banner e contenuti multimediali.

A quel punto si può creare una lista di interventi prioritari.

Gli elementi fondamentali da controllare

Un sito accessibile dovrebbe permettere all’utente di orientarsi con facilità. I titoli devono avere una gerarchia logica: un solo H1 principale, poi H2 per le sezioni, H3 per i sottopunti e così via.

I testi devono essere leggibili. Questo significa font sufficientemente grandi, spaziatura adeguata, paragrafi non troppo compatti e un buon contrasto tra testo e sfondo.

I link e i pulsanti devono essere comprensibili anche fuori contesto. Un link chiamato “clicca qui” è molto meno chiaro di un link come “scopri i servizi di web design”.

Le immagini informative devono avere un testo alternativo sensato. Non serve descrivere ogni elemento decorativo, ma se un’immagine comunica un’informazione, quella informazione deve essere disponibile anche per chi non può vedere l’immagine.

I moduli devono essere chiari. Ogni campo dovrebbe avere una label comprensibile, gli errori dovrebbero essere spiegati bene e l’utente dovrebbe capire cosa manca senza dover indovinare.

La navigazione da tastiera è fondamentale. Un sito dovrebbe poter essere usato anche senza mouse, spostandosi con il tasto Tab, attivando pulsanti e link con la tastiera e vedendo sempre dove si trova il focus.

Anche i pop-up devono essere gestiti bene. Se un pop-up si apre sopra la pagina, deve essere chiaro, chiudibile, navigabile da tastiera e non deve bloccare l’utente in modo confuso.

Il riferimento tecnico: WCAG

Quando si parla di accessibilità web, il riferimento tecnico più importante sono le WCAG, cioè le Web Content Accessibility Guidelines del W3C. Le WCAG spiegano come rendere i contenuti web più accessibili e sono organizzate intorno a quattro principi: contenuti percepibili, utilizzabili, comprensibili e robusti.

Questi quattro principi possono essere tradotti così:

un sito deve poter essere percepito anche da chi usa strumenti diversi dallo schermo tradizionale;

deve poter essere usato anche senza mouse;

deve essere comprensibile nei testi, nei messaggi e nei percorsi;

deve essere abbastanza solido da funzionare con browser, dispositivi e tecnologie assistive.

Non è solo teoria. Nella pratica significa lavorare su colori, testi, HTML corretto, form, tastiera, menu, modali, contenuti multimediali e compatibilità tecnica.

Cosa cambia con le Linee Guida AgID

In Italia, AgID ha un ruolo centrale nel tema dell’accessibilità digitale. Per l’EAA, la Gazzetta Ufficiale ha pubblicato nel 2026 il comunicato relativo all’adozione delle Linee Guida AgID sull’accessibilità dei servizi, in attuazione dell’articolo 21 del Decreto Legislativo 82/2022.

Il decreto assegna ad AgID funzioni di vigilanza sui servizi: può valutare la conformità, richiedere misure correttive e gestire reclami relativi ai servizi non conformi.

Questo è un punto importante: l’accessibilità non è più soltanto una buona pratica consigliata. Per determinati servizi digitali diventa un requisito da considerare nella progettazione, nella manutenzione e nell’evoluzione del sito.

Le microimprese sono sempre obbligate?

Il tema va trattato con attenzione. Il Decreto Legislativo 82/2022 definisce microimpresa un’impresa con meno di 10 persone e con fatturato annuo oppure totale di bilancio annuo non superiore a 2 milioni di euro. Lo stesso decreto prevede che le microimprese che forniscono servizi siano esentate dall’osservanza dei requisiti di accessibilità previsti per quei servizi.

Questo però non dovrebbe diventare una scusa per ignorare completamente il tema.

Anche quando non c’è un obbligo diretto, rendere il sito più accessibile resta una scelta intelligente. Migliora l’esperienza utente, riduce gli ostacoli alla conversione, rende i contenuti più chiari e trasmette maggiore professionalità.

Accessibilità e sito WordPress

Molti siti aziendali sono realizzati con WordPress. La buona notizia è che WordPress può essere una base valida, ma dipende molto da come viene costruito il sito.

Un tema leggero e ben sviluppato, una struttura ordinata, pochi plugin inutili e contenuti scritti bene aiutano molto. Al contrario, page builder usati in modo disordinato, template pesanti, popup invasivi, slider non controllabili e form poco curati possono creare diversi problemi.

Su WordPress bisogna controllare con particolare attenzione:

menu di navigazione, intestazioni, pulsanti, moduli di contatto, cookie banner, ricerca interna, articoli del blog, immagini, gallerie, video incorporati, area carrello e checkout se è presente WooCommerce.

Nel caso di WooCommerce, l’attenzione deve essere ancora maggiore, perché l’intero percorso d’acquisto deve essere utilizzabile: dalla scelta del prodotto fino al pagamento.

Un piano pratico di adeguamento

Per non perdersi, l’adeguamento può essere diviso in fasi.

La prima fase è la mappatura. Bisogna capire quali pagine e funzionalità sono davvero importanti: home, servizi, contatti, prodotti, checkout, form, login, documenti.

La seconda fase è l’audit. Si controllano i problemi principali con strumenti automatici, ma anche con test manuali. Gli strumenti automatici sono utili, però non vedono tutto. Un sito può superare alcuni test automatici e restare comunque difficile da usare.

La terza fase è la correzione tecnica. Qui si interviene su HTML, CSS, JavaScript, navigazione, focus, moduli, contrasti, testi alternativi e componenti interattivi.

La quarta fase è la revisione dei contenuti. L’accessibilità non riguarda solo il codice. Anche il copy deve essere chiaro, i titoli devono aiutare l’utente, le istruzioni devono essere semplici e i messaggi di errore devono spiegare cosa fare.

La quinta fase è la manutenzione. Ogni nuova pagina, ogni nuovo plugin, ogni modifica al tema e ogni nuovo contenuto possono introdurre nuovi problemi. L’accessibilità non è un intervento una tantum: è un metodo di lavoro.

Gli errori più frequenti

Uno degli errori più diffusi è usare colori belli ma poco leggibili. Un testo grigio chiaro su sfondo bianco può sembrare elegante, ma per molti utenti è faticoso.

Un altro errore è eliminare il bordo del focus perché “è brutto”. In realtà il focus visibile è essenziale per chi naviga da tastiera.

Poi ci sono i pulsanti costruiti come semplici elementi grafici, senza testo accessibile. Oppure le immagini usate al posto del testo. O ancora i form che indicano l’errore solo con il colore rosso, senza una spiegazione testuale.

Anche i PDF sono spesso un problema. Un PDF scansionato come immagine, non strutturato e non leggibile da screen reader, può diventare una barriera enorme.

Accessibilità e comunicazione: scrivere meglio aiuta tutti

Un sito accessibile non è fatto solo di codice pulito. È fatto anche di parole chiare.

Frasi troppo lunghe, titoli vaghi, testi pieni di tecnicismi e istruzioni confuse possono creare difficoltà. Questo vale ancora di più per pagine importanti come contatti, preventivi, acquisti, assistenza e privacy.

Scrivere in modo semplice non significa banalizzare. Significa accompagnare l’utente.

Un buon contenuto accessibile dovrebbe spiegare cosa si può fare nella pagina, quali informazioni servono, cosa succede dopo l’invio di un modulo e come l’utente può chiedere aiuto se incontra difficoltà.

Adeguarsi all’EAA conviene anche dal punto di vista commerciale

Oltre all’aspetto normativo, c’è un tema di fiducia.

Un sito accessibile comunica attenzione, ordine e professionalità. Fa capire che l’azienda non sta pensando solo a “mettere online qualcosa”, ma vuole offrire un’esperienza seria a tutte le persone.

Questo può incidere anche sulle conversioni. Se un utente non riesce a leggere bene una pagina, non trova il pulsante giusto, non capisce un errore nel form o non riesce a completare il checkout, probabilmente abbandonerà il sito.

L’accessibilità, quindi, non è un costo separato dal business. È parte della qualità del servizio digitale.

Conclusione

Orientarsi tra accessibilità dei siti web ed EAA può sembrare complicato, soprattutto perché il tema unisce normativa, progettazione, sviluppo, contenuti e user experience.

Il modo migliore per affrontarlo è non ridurlo a una formalità.

Un sito accessibile non nasce da un singolo plugin o da una correzione fatta all’ultimo momento. Nasce da un approccio più ordinato: progettare meglio, scrivere meglio, sviluppare meglio e testare meglio.

L’EAA ha reso il tema più urgente, ma la direzione era già chiara da tempo: il web deve essere utilizzabile dal maggior numero possibile di persone.

E per un’azienda, un professionista o un e-commerce, questa non è solo una responsabilità. È anche un’opportunità per costruire un sito più solido, più chiaro e più credibile.

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